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pubblicato da latorredibabele
Il primo nemico degli italiani è l'autovelox. Il secondo la Guardia di Finanza. Seguono i comunisti, gli zingari, i marocchini, i rumeni, la gente senza soldi e quasi tutti gli altri italiani. Riccardo Orioles
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In poche ore i miliziani del movimento sciita Hezbollah hanno preso il controllo di gran parte di Beirut ovest e hanno messo a tacere tre importanti organi d'informazione della coalizione governativa antisiriana, mentre uomini armati del partito sunnita di maggioranza si sono arresi e hanno consegnato le armi all'esercito libanese nei loro ultimi bastioni. Beirut appare una città deserta, presidiata dai blindati: l'attività nel porto è sospesa fino a nuovo ordine, i generi di prima necessità cominciano a scarseggiare e chi si avventura fuori di casa cerca di fare scorte. Ansa.it Libanoblog Libanotag Povera Beirut. Ricordo le passeggiate gradevoli nell'isola pedonale, le chiacchiere con gli amici, la cucina mediterranea nei ristorantini sotto i portici, quelle scarpinate a vedere il mare. Ricordo soprattutto l'allegria: sparita, d'un colpo, per l'ennesima volta nella storia libanese. Il destino di un popolo senza pace. Sembra ieri, sono passati trent'anni. Molto è cambiato da allora, ma ancora restano tutti i misteri. Dopo infiniti processi ancora non sappiamo quanti erano a via Fani (e chi), ancora non sappiamo chi ha fisicamente ucciso Moro nè soprattutto chi lo ha ordinato, ancora non sappiamo quali siano stati i legami con il mondo politico e se le brigate rosse erano strumentalizzate. Ricordo che feci la domanda diretta a Valerio Morucci e lui letteralmente scappò. E Moretti, voi sapete dove sta Moretti? Puntualmente, ad ogni anniversario, c'è la sfilata istituzionale, ma il buio e lo sconforto di quel giorno in via Caetani restano drammaticamente intatti. L'immagine straziante di quell'uomo dalla frezza bianca riverso esanime dentro il bagagliaio di un'auto popolare continua a emanare fantasmi. Non nascerà mai una nuova Italia se non si daranno nomi a quei fantasmi. Via Caetani, trent'anni fa Qualcuno sapeva
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Dovrà scontare tre anni di carcere Corrado Avaro, un 30enne che a luglio dell'anno scorso, guidando ubriaco uccise una ragazza di 16 anni a Pinerolo, nel torinese. Messo inizialmente sotto inchiesta per omicidio volontario, l'ipotesi di accusa era stata poi derubricata in omicidio colposo. Avaro aveva gia' sulle sue spalle due precedenti per guida in stato di ebbrezza, del 1999 e del 2004. Nell'inverno del 2006 la patente gli venne sospesa per due mesi e quindici giorni. La vita rischiosa sulle strisce
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Silvio Berlusconi ha accettato l'incarico di formare un nuovo governo conferito dal Capo dello Stato. Sono 21 i ministri del nuovo governo, il quarto di Silvio Berlusconi, la cui costituzione è stata annunciata dal presidente del Consiglio al Quirinale. Si tratta di 12 ministri con portafoglio e 9 senza portafoglio. Gianni Letta è poi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ministri con Portafoglio Esteri: Franco Frattini Economia: Giulio Tremonti Interno: Roberto Maroni Giustizia: Angelino Alfano Difesa: Ignazio La Russa Attività produttive: Claudio Scajola Welfare: Maurizio Sacconi Politiche Agricole: Luca Zaia Ambiente: Stefania Prestigiacomo Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli Istruzione-Università-Ricerca: Maria Stella Gelmini Beni Culturali: Sandro Bondi Ministri senza Portafoglio Riforme Federalistiche: Umberto Bossi Funzione Pubblica: Renato Brunetta Rapporti con il Parlamento: Elio Vito Semplificazione: Roberto Calderoli Affari Regionali: Raffaele Fitto Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi Pari Opportunità: Mara Carfagna Attuazione del Programma: Gianfranco Rotondi Politiche Giovanili: Giorgia Meloni.
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Dall'inizio dell'anno più di trenta detenuti sono morti nei penitenziari italiani. Di questi, undici si sono suicidati. Sono i dati raccolti nell'ambito del monitoraggio "Morire di carcere", consultabile sul sito Ristretti. Aggiornate al mese di aprile, queste stime si basano su informazioni raccolte dai giornali e agenzie di stampa, ma più spesso da comunicazioni di volontari e parenti dei detenuti. Informazioni faticosamente costruite, non ufficiali, né certamente complete. I decessi dei detenuti tendono a sfuggire all'attenzione pubblica e, non di rado, vengono trascurate più o meno distrattamente dalle autorità competenti. (...) Overdose, scioperi della fame, violenze, pestaggi, malattie curate male o non curate affatto, stati di degenza mentale e fisica: così si muore nelle prigioni italiane per "cause naturali". Oppure ci si impicca con un lenzuolo. I decessi in carcere sono per buona parte suicidi, quelli che Adriano Sofri ha descritto come la "forma di evasione più diffusa e subdola": un terzo dei 1.200 casi di decesso rilevati dal dossier "Morire di carcere" dal 2000 ad oggi. PeaceReporter
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E' stato arrestato a Palermo il medico di fama nazionale Carlo Marcelletti, primario e cardiochirurgo pediatrico presso l'ospedale del capoluogo siciliano. Le accuse nei confronti del sanitario, ora agli arresti domiciliari, sono di truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato e concussione. Marcelletti, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbe fatto dare indebitamente dai genitori dei pazienti somme di denaro, sotto forma di donazioni all'associazione Abc (Associazione per la cura del bambino cardiopatico-Onlus), da lui presieduta e gestita, in cambio di una "corsia preferenziale" idonea ad assicurare ai degenti e al genitore-accompagnatore una sistemazione migliore rispetto a quello di un ricovero ordinario. (...) La fama di Marcelletti è legata in particolare all'essere stato il primo in Italia a trapiantare il cuore di un bambino. Dopo aver tentato senza successo la carriera politica candidandosi a sindaco di Ancona, otto anni fa era diventato un personaggio mediatico in seguito al tentativo di separare due gemelline siamesi peruviane. L'operazione non riuscì e scatenò polemiche per la scelta di sacrificare una delle due bambine per lasciare in vita l'altra. Repubblica.it Ovviamente tutto da dimostrare, ma la conferma di una mia antica e precisa convinzione: non esistono santi nè santoni.
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Un esercito di professionisti, fortemente legato ai valori, ma al passo con le innovazioni. Una storia lunga quasi un secolo e mezzo, ma di fatto molto piu antica poiche risale addirittura al 1659 (349 anni fa) la costituzione di un reggimento permanente di soldati, il primo esempio in Europa. Le celebrazioni di quest’anno, alla presenza del Capo dello Stato, sono state particolarmente solenni poiche il 147 anniversario ha coinciso con il novantesimo della vittoria nella prima guerra mondiale. Presenti per la prima volta dopo l’inaugurazione del Vittoriano tutte e 132 le bandiere dei vari reparti dell’esercito, ad eccezione delle dodici attualmente impegnate all’estero. Missioni in supporto della pace, come ha sottolineato il generale Fabrizio Castagnetti, capo di stato maggiore dell’Esercito, che ha ricordato inoltre l’impegno sul territorio nazionale, sia nella sicurezza che in occasione di calamità naturali. Le guerre non sono mai volute dal popolo. E neppure dai soldati.
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Il bilancio del passaggio del ciclone Nargis sulla Birmania meridionale ha raggiunto almeno diecimila morti e tremila dispersi. Secondo l'agenzia di Stato cinese Nuova Cina, che cita fonti della della giunta militare birmana al potere, le vittime nelle due province di Yangon e Ayeyawaddy sarebbero oltre quindicimila. La giunta militare avrebbe, visto le dimensioni della catastrofe, accettato l'offerta di aiuti internazionali attraverso le agenzie dell'Onu. Sono almeno due milioni le persone coinvolte dal ciclone. (...) Ma dalla Birmania arrivano anche storie di ulteriori orrori dovuti alla mano dell'uomo. Il passaggio del ciclone avrebbe provocato il crollo dei soffitti di diverse celle consentendo a circa mille prigionieri di tentare di scappare all'esterno. Ma questi ultimi dopo essere stati radunati tutti in un cortile sono stati «calmati» dalla polizia penitenziaria che gli ha sparato addosso, uccidendo trentasei detenuti (70 i feriti). Corriere.it pubblicato da latorredibabele
Mentre restano gravisime le condizioni di Nicola Tommasoli, il tecnico di 29 anni picchiato da un gruppo di balordi in centro a Verona la notte del Primo maggio, la polizia ha fermato un giovane di 20 anni che ha già confessato di essere stato coinvolto nell'aggressione. Altri due presunti responsabili del pestaggio sarebbero invece ricercati all'estero. Il giovane è un ultrà neofascista che, a quanto risulta alla polizia, è già stato responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi. Il ventenne, che apparterrebbe a una famiglia benestante della città, si è costituito presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati. In passato, a quanto si è appreso, era stato sottoposto a Daspo, ovvero il divieto di accedere a manifestazioni sportive, previsto proprio dalle norme studiate ad hoc contro la violenza negli stadi. Corriere.it Verona è una delle città più belle e più chiuse d'Italia, dove è molto forte l'intolleranza verso chi arriva da fuori. Con molti problemi interni (è sicuramente uno dei crocevia della droga) è particolarmente insofferente per quelli esterni. Questa brutta storia del pestaggio dovrebbe aprire gli occhi su una realtà pericolosissima. E' la violenza fine a se stessa che mette paura, oltretutto senza neppure l'alibi dello straniero perchè è stato massacrato un italiano, frutto di una cultura prevaricatrice che appartiene a un tragico passato. Non è certo un problema veronese, o veneto, se pochi giorni fa a Ostia, dove abito, è stata compiuta un'autentica infamia, oltraggiando le vittime delle Fosse Ardeatine. Ma quel giorno ho chiesto ai nuovi governanti di essere vigili e decisi. Parlavo di "ghostbusters", ricordate? Invece di pensare immediatamente a clandestini e rom, Alemanno (come gli altri sindaci) dovrebbe farsi carico del reale rischio sociale. Cioè proprio a chi per anni ha coltivato quella cultura, con la responsabilità di avere posto quel regime come modello, spetta il compito adesso di azzerarla. Sono sincero: non ho grandi speranze visto che nella coalizione sono stati appena eletti fascisti dichiarati e orgogliosi di esserlo, un amaro prezzo pagato per ottenere la maggioranza. Ma spero che il buonsenso prevalga. Individuando i veri nemici. Troppo comodo, l'ho detto tante volte, prendersela con gli altri, quelli che vengono da fuori. Come se noi non avessimo mai colpe.
Un milione di dollari per una foto attuale di una delle vittime di Josef Fritzl, il mostro di Amstetten, in Bassa Austria. Come previsto è cominciata la gara tra i media internazionali per accaparrarsi le prime foto delle vittime dell'agghiacciante caso di incesto, che ha visto una ragazza segregata per 24 anni in uno scantinato e che ha sistematicamente violentato avendo da lei sette figli. La polizia dà letteralmente la caccia ai paparazzi scatenati, che tentano di nascondersi dietro gli alberi attorno alla clinica dove sono ricoverati sette membri della famiglia Fritzl, scrive oggi il quotidiano 'der Standard', aggiungendo che l'ospedale ha incaricato anche un servizio di sicurezza privato dopo una rissa tra una squadra televisiva e un dipendente della clinica. Secondo il quotidiano una testata avrebbe offerto un milione di dollari per una foto attuale di una delle vittime. Repubblica.it
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«Quando si verificano assurde e atroci tragedie sul lavoro in angosciosa sequenza in cui perdono la vita dei lavoratori, si leva ancor più fortemente il grido "basta!". Non può continuare così non ci si può rassegnare come una inevitabile fatalità dobbiamo tutti rimboccarci le maniche», ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano celebrando presso la sede dell'Inail la Festa del Lavoro nella ricorrenza del Primo Maggio. Il Presidente della Repubblica ha ricordato che «gli incidenti non discriminano, essi colpiscono ugualmente lavoratori nazionali e immigrati. Anzi, dal momento che i lavoratori immigrati sono più spesso assunti nell’economia sommersa sono anche più a rischio. Chi lavora in nero, infatti - ha concluso Napolitano - manca di formazione e spesso degli strumenti necessari a proteggersi contro gli incidenti. E oggi tra le categorie a rischio troviamo in modo particolare i precari, anch’essi poveri di formazione, e gli anziani, sui quali pesano maggiormente condizioni di stress». Corriere.it "Mio fratello e' una vittima della strage di Campello sul Clitunno. Il nostro cuore (il mio e quello di sua moglie) è pieno di rabbia e i nostri giorni li passiamo a chiederci il perchè di tutto ciò. La moglie si reca tutti giorni al cimitero e la sua vita è diventata impossibile affrontando ogni giorno di tutto e di più. Tutti noi abbiamo smesso di credere alla giustizia e pensiamo che forse la giustizia non ci sarà mai. Ma questa tragedie non devono essere mai dimenticate, secondo me l'italia deve sapere che dietro ai politici e alle tasse ci sono persone che ingiustamente soffrono e vengono lasciate sole a sofferenze atroci e a tragedie e sembra che nessuno faccia niente per farle cessare. Il nostro dolore è grandissimo e spero di fare qualcosa per cessare questa tragedia delle morti bianche che fanno vittime più di una guerra e colpiscono dietro l'angolo, quando meno te lo aspetti ... e poi avanti un altro". Lorena Coletti I sogni rubati "Vogliamo giustizia!" pubblicato da latorredibabele
Il premio Nobel per la pace Nelson Mandela, ex presidente sudafricano, simbolo della fine dell’apartheid, compare sulla lista delle persone sospettate di legami con il terrorismo del governo americano e per entrare negli Stati Uniti ha bisogno di uno speciale permesso. La questione, della quale parla il quotidiano Usa Today, è definita «imbarazzante» dal segretario di Stato americano Condoleezza Rice e un pool di esponenti del Congresso promettono una soluzione in tempi brevi. Il problema non riguarda solo Mandela, che ha 89 anni, ma altri membri dell’African National Congress, il movimento anti-apartheid che ora esprime il governo di Johannesburg. Negli anni Settanta e Ottanta, l’Anc era bollato come un’organizzazione terroristica dalla minoranza bianca del Sudafrica, un’etichetta che aveva conseguenze anche in altri Paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Le liste dei sospetti di terrorismo non sono mai state aggiornate e Rice ha ammesso, nel corso di una audizione al Senato, che il suo dipartimento ha dovuto concedere speciali nullaosta per consentire a Mandela di entrare negli Stati Uniti. Mandela è uscito dal carcere nel 1990 dopo 27 anni di prigionia e nel 1994 è stato eletto primo presidente nero del Sudafrica. A lui gli Stati Uniti riservano sostanzialmente lo stesso trattamento che avrebbero i membri di Hamas. Corriere.it
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